Fangoterapia Acqui Terme

Fangoterapia alle terme

I fanghi naturali, anticamente estratti a forza di braccia dal fondo del “lago delle sorgenti”, oggi, per ragioni logistiche ed igieniche, sono preparati in fanghiere coperte dove per più di sei mesi la componente organica d’essi, costituita da argilla e da un agglomerato di minerali allo stato cristallino, si mescola intimamente con l’acqua sulfureo-salsobromojodica della sorgente “Bollente” che vi si immette alla temperatura di circa 60ºC.
In questa fase, definita di maturazione, il fango modifica le sue caratteristiche chimiche e fisiche, sviluppando una parte organica comprendente: microflora ( solfobatteri, alghe, diatomee, protozoi ), microfauna, humus e altro; variando il suo aspetto per l’aumento di pigmenti, di lipidi e steroidi totali ( che migliorano l’assorbimento cutaneo di minerali ); e soprattutto, favorendo lo scambio ionico e di mineralizzatori tra l’acqua sulfureo-salsobromojodica e il fango, e aumentando consistentemente sia la plasticità di questo che il suo indice di ritenzione di calore.
Il fango così preparato rimane immagazzinato in appositi serbatoi fino al suo utilizzo nel reparto di cura. Tutte le operazioni di lavorazione, stoccaggio e distribuzione sono meccanizzate e garantiscono l’igiene, la qualità e standardizzazione delle caratteristiche fisiche del prodotto.
Il fango, quindi, giunge ai reparti di cura delle Terme di Acqui (“Nuove Terme” , “Regina” e “Antiche Terme” ) perfettamente integrato di ioni e mineralizzatori, con un’ottimale plasticità e capacità di trattenere calore alla temperatura fissa di 48-49ºC.
Circa la metodica d’applicazione bisogna dire che nel reparto l’operatore addetto a la fangatura ( il fanghino, ossia il fangarolo di un tempo ), seguendo lo schema approntato durante la visita del medico termale, applica il fango – in quantità variabile, ma comunque non superiore i 25 o 30 Kg. – sulle articolazioni indicate e copre il paziente per circa 15’; dopo di che, tolto il fango, viene praticato nello stesso camerino un bagno terapeutico in acqua termale a 38ºC per circa 10’ e di seguito la “reazione” sudatoria, prima sul letto del camerino e, poi, nell’apposito ambiente comune dello stabilimento. La durata complessiva del trattamento è, dunque, di un ora o un’ora e un quarto, di cui 45’ circa da effettuarsi nel camerino; i giorni di cura sono fissati dalla convenzione con il S.S.N. in 12: ciò non toglie che nell’occasione di un secondo ciclo annuo anche 6 sedute possano risultare efficaci.
Relativamente alle indicazioni pertinenti la fangobalneoterapia al primo posto, cioè nell’80% o 90% dei casi, vi è l’artrosi primitiva e secondaria; seguono, distanziate: le sciatalgie e le brachialgie croniche, i postumi dolorosi cronici di traumi, alcune forme di reumatismo extraarticolare come le periartriti della spalla e dell’anca, le sindromi fibromilagiche e, in minor numero , le borsiti e le sinoviti croniche, le tendinopatie croniche, le sindromi canalicolari ( tunnel carpale ).
Possono essere oggetto di trattamento anche alcune forme di reumatismo infiammatorio cronico, come l’artrite reumatoide, l’artrite psoriasica, quella gottosa e la spondilite anchilosante, unicamente, però, quando il quadro flogistico è spento.
Per quanto concerne i risultati terapeutici della fangobalneoterapia questi sono distinguibili in rapporto al momento della loro espressione in effetti a breve termine o a medio-lungo termine.
I primi, manifesti già a fine ciclo di cura, sono di tipo antalgico, miorilassante, antifibrotico, (implicanti di conseguenza un miglioramento dell’articolarità ) e, inoltre, antinfiammatorio su flogosi croniche e di stimolo trofico su strutture articolari e periarticolari.
Gli effetti a lungo termine, invece, sono relativi alla prevenzione, nel corso degli 8-10 mesi seguenti la cura, delle riacutizzazioni e al rallentamento dell’evolutività nel tempo della forma degenerativa trattata, in genere dell’artrosi.

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